cambiamenti_logo.svg
cambiamenti_logo.svg

Articoli

Articoli

Social Media

Social Media

Video

Gli ultimi articoli 

Giovanni Iozzia

Ho studiato sociologia ma da sempre faccio il giornalista e seguo la tecnologia. Dal 2012 dirigo EconomyUp, che ho fondato nel 2012. Sono stato direttore di Capital, vicedirettore di Chi e condirettore di PanoramaEconomy.

 

La febbre dell'intelligenza artificiale regala le luci della ribalta a Jensen Huang, il miliardario fondatore

2025-07-28 09:48

author

Forbes,

La febbre dell'intelligenza artificiale regala le luci della ribalta a Jensen Huang, il miliardario fondatore di Nvidia

Grazie al boom dell'intelligenza artificiale, a maggio la sua azienda ha superato i 1.000 miliardi di dollari di valutazione.

jensenhuang.jpeg

Grazie al boom dell'intelligenza artificiale, a maggio la sua azienda ha superato i 1.000 miliardi di dollari di valutazione.

 

Che anno il 2023 per Jensen Huang! In febbraio ha celebrato il suo 60esimo compleanno, in aprile il 30esimo di Nvidia, l’azienda che ha fondato e che in maggio ha superato i 1.000 miliardi di dollari di valutazione, il primo produttore di chip al mondo a raggiungere questo risultato, entrando così nel ristretto club di cui fanno parte società come Apple, Microsoft e Amazon.

LEGGI ANCHE: “Come un ex cameriere scappato dalla Thailandia è diventato miliardario coi microchip”

Lo tsunami dell’IA

Dietro e dentro la storia di Huang non ci sono solo un altro sogno americano che si realizza e la forza di una visione imprenditoriale che si afferma, ma anche il segnale della forza di quello tsunami chiamato intelligenza artificiale e della direzione verso cui sta andando il valore in un’economia sempre più segnata dalle tecnologie digitali.

Che cosa sta succedendo? La risposta in un fatto: in giugno, a soli due mesi dalla nascita, Mistral Ai, una startup francese che vuole fare concorrenza a OpenAI, ha chiuso un finanziamento di 105 milioni a cui ha partecipato anche la famiglia Agnelli. È ChatGpt mania? Probabilmente. A che cosa serviranno quei soldi? A comprare gpu. E chi fa le gpu, le schede grafiche con grandi capacità di calcolo? Nvidia, la società di cui Huang è presidente e ceo. E certamente non ci sono solo le startup a dover risolvere questioni digitali.

La storia di Huang

“La tecnologia non è solo un’industria, è una forza che cambia il mondo. Sta creando nuove opportunità e risolvendo problemi che una volta sembravano insormontabili”, ha detto Huang. A lui la tecnologia ha certamente cambiato la vita. Ancora bambino si è spostato da Taiwan all’Oregon negli Stati Uniti. Non è stato facile ambientarsi nel nuovo mondo, era introverso, trascorreva il suo tempo con i videogiochi, si dedicava alla programmazione e a 14 anni costruì il suo primo computer.

Inevitabile studiare ingegneria, poi fare un master a Stanford e cominciare a lavorare per aziende come Amd e Lsi, che diventarono sue concorrenti quando nel 1993 fondò, con Chris Malachowsky e Curtis Priem, Nvidia. Ovviamente a Santa Clara, Silicon Valley. Pensava ancora ai videogiochi e a un processore ad alte prestazioni per farli girare meglio: il nome nasce dalla fusione ‘alterata’ di nihil (‘niente’ in latino) e video.

Le gpu (graphic processor unit) di Nvidia conquistarono il mercato, ma restarono in qualche modo confinate nel mercato dei gamer. Fino a quando, la scorsa primavera, la società non ha presentato previsioni di crescita che hanno fatto impazzire gli analisti non appena hanno collegato quel prodotto alla febbre da intelligenza artificiale. Il titolo è partito come un razzo: all’inizio del 2023 quotava 140 dollari, a fine maggio sfiorava i 400.

Mai visto un rally come questo, tutto in salita. In un solo giorno Huang, che ha uno stipendio di circa 20 milioni di dollari l’anno, ha visto crescere il suo patrimonio di 6,2 miliardi di dollari e Nvidia è stata consacrata motore della rivoluzione prossima ventura, perché l’intelligenza artificiale funziona solo se c’è a disposizione una grande capacità di calcolo.

Dai videogiochi all’IA

Dai videogiochi, quindi, Huang è passato alle fabbriche digitali, alle auto a guida autonoma, a qualsiasi cosa si possa fare con un software capace di gestire tonnellate di dati. Come dice Marc Andreessen, guru americano della tecnologia e fondatore del primo browser per navigare sul web, l’intelligenza artificiale è “l’applicazione di matematica e programmazione per insegnare ai computer come capire, sintetizzare e generare conoscenza in modi simili agli umani. È un programma come un altro”.

Solo che questo programma deve essere in grado elaborare quantità di informazioni mai viste prima. ChatGpt3, che non è l’ultima versione della piattaforma di OpenAI, lavora sulla base di 175 miliardi di parametri ed è stato addestrato con circa 570 gigabyte di dati. Per poter produrre in tempi veloci contenuti e altro con tutte queste informazioni servono supercomputer e Huang ha presentato il suo, pensato per l’Ia generativa: il Dgx Gh200, che permetterà di rendere sempre più ‘umani’ nei videogiochi gli Npc, i non player character, cioè i personaggi controllati dal gioco stesso, ma anche di gestire fabbriche digitali.

Bill Gates sostiene che stiamo andando velocemente verso una rivoluzione, che forse in Italia facciamo fatica a percepire vista la limitata quantità di investimenti (400 milioni di euro nel 2022 con la previsione di arrivare a 700 nel 2025, secondo Anitec-Assinform, la Confindustria del settore). Avremo tutti un assistente personale gestito dall’intelligenza artificiale, dice il fondatore di Microsoft, nel lavoro e nella vita privata. Come lo smartphone, insomma, ma capace di fare molte più cose di quelle che adesso possiamo immaginare.

Come in tutte le rivoluzioni, non mancano i rischi. Jensen Huang dà la linea, anche su questo fronte. “L’intelligenza artificiale è una tecnologia che richiede una grande responsabilità. Dobbiamo usarla per il bene dell’umanità e per migliorare il mondo in cui viviamo”. A metà giugno il Parlamento europeo, primo al mondo, ha approvato un regolamento sull’Ia. Ma molto dipenderà dalle scelte dei giganti hi-tech in un mercato che va veloce. Intanto Huang ha già donato 30 milioni di dollari alla Stanford University per creare un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale e con la sua Fondazione finanzia progetti educativi in tutto il mondo.

Icona di stile

Dal 2013 Huang indossa sempre un giubbotto di pelle, che è diventato il suo elemento distintivo come il collo alto di Steve Jobs. Addirittura online si trovano siti che vendono Huang Style Jacket. Lo indossava alla festa per l’exploit in Borsa e all’incontro con gli studenti dell’università di Taipei, nel suo paese di origine, a cui ha fatto un discorso alla Jobs, ha raccontato i suoi errori (un contratto sbagliato con Sega, la creazione di un processore parallelo, l’ingresso nel mercato degli smartphone). E poi ha detto: “Ricordate: o state correndo per il cibo o per non diventare prede, e spesso non riuscite a capire quale sia la vostra posizione. In ogni caso correte, non camminate”. Quindi, mettiamoci a correre.


 

Nell’era dell’AI, la valuta più preziosa è la fiducia 

Quattro report. Dedicati all'intelligenza artificiale, alla mobilità elettrica e autonoma, ai servizi pubblici. Firmati da PwC Middle East, uno dei network di consulenza più autorevoli al mondo. Dentro, citazioni che rimandano a fonti inesistenti, attribuzioni sbagliate, dati che nessuno è mai riuscito a verificare. A scoprirlo è stato GPTZero, uno strumento pensato proprio per individuare contenuti generati dall'intelligenza artificiale. A renderlo pubblico, il Financial Times.

C'è un paradosso, in questa storia, che vale subito la pena mettere in evidenza: chi vende alle imprese e ai governi la propria competenza sull'intelligenza artificiale è stato tradito dall'intelligenza artificiale stessa. Non da un attacco esterno, non da un concorrente scorretto, ma da un uso disinvolto degli stessi strumenti che si andava predicando. E da un controllo che non ha retto.

Sarebbe comodo archiviare la vicenda come un incidente isolato, l'imbarazzo di un singolo ufficio di un grande network globale. Ma è più utile leggerla per quello che è davvero: un sintomo. Il sintomo di una fase in cui la capacità di produrre contenuti è cresciuta molto più velocemente della capacità di verificarli. E che pone una domanda enorme: di chi possiamo fidarci nell'era dell'intelligenza artificiale?

I numeri raccontano una tendenza che va oltre il singolo caso. Nel 2026 Edelman Trust Barometer indica la disinformazione come il secondo fattore di erosione della fiducia a livello globale, citato dal 50% degli intervistati, subito dopo l'inflazione; e per il 37% delle persone è la crescente diffusione dell'intelligenza artificiale generativa, di per sé, a minare la fiducia verso persone e istituzioni. In Italia la fiducia resta fragile: il 79% degli italiani dichiara di non fidarsi di chi esprime valori, opinioni o fonti d'informazione diverse dalle proprie. È in questo clima, già teso, che un errore come quello di PwC non resta un fatto tecnico: diventa un tassello che alimenta un sospetto già diffuso. E crea una nuova categoria: il deepfake involontario. 

L’asimmetria fra produzione e verifica

Sono sempre di più le organizzazioni di ogni tipo, non solo le grandi società di consulenza, ma anche i singoli professionisti che hanno adottato l'intelligenza artificiale generativa per fare più in fretta quel che c’è da fare: report, analisi, presentazioni, comunicati, persino contratti. Il problema è che pochissime hanno aggiornato, alla stessa velocità, i processi che dovrebbero garantire che quanto viene prodotto sia corretto. Si è investito nella produzione, molto meno nella verifica. È un'asimmetria che si sta allargando, ed è quella che ha fatto inciampare PwC: non la tecnologia in sé, ma l'assenza di un controllo umano capace di intercettarne gli errori prima che diventino pubblici.

Anche qui, i dati aiutano a capire quanto il fenomeno sia strutturale e non aneddotico. Diverse analisi sui modelli linguistici più diffusi stimano tassi di "allucinazione" — informazioni inventate ma presentate con sicurezza — che vanno da poche unità percentuali fino a superare il 25% delle risposte a seconda del sistema usato, con errori fattuali rilevati in una parte consistente dei testi generati. E il punto debole non è solo la macchina: alcune ricerche sull'uso professionale dell'AI generativa segnalano che una larga maggioranza di chi la utilizza sul lavoro si fida dei risultati senza verificarli sistematicamente, e più di un professionista su due ammette di aver commesso almeno un errore dovuto proprio a un output dell'intelligenza artificiale non controllato. Non sono numeri da laboratorio: sono la fotografia di come, oggi, si lavora davvero.

È qui che si arriva al punto centrale, su cui tutti dovremmo interrogarci.

Quando tutti possono produrre, il valore è la fiducia

Fino a poco tempo fa, produrre un report solido, una ricerca approfondita, un'analisi ben argomentata era di per sé un segnale di competenza. Il contenuto era la barriera. Oggi quella barriera è quasi scomparsa: chiunque, in pochi secondi, può generare un testo dall'aspetto autorevole, con tanto di note e riferimenti. Il contenuto, da solo, non distingue più nessuno.

Quando un bene diventa abbondante, il suo valore si sposta altrove. Ed è esattamente quello che sta succedendo: il valore si sta spostando dalla quantità di contenuto prodotto alla garanzia che quel contenuto sia vero, verificato, riconducibile a qualcuno che se ne assume la responsabilità. In altre parole, si sta spostando sulla fiducia. È il concetto che Rachel Botsman, docente a Oxford ed esperta di fiducia, nel suo libro Who Can You Trust?, chiama "fiducia distribuita": non crediamo più solo alle istituzioni per definizione, ma valutiamo continuamente, caso per caso, se una fonte, un'azienda o un algoritmo meritano credito. È una fiducia più fragile, più esigente, e per questo più preziosa quando riesce a conquistarla chi la merita davvero. 

Non è una questione di valori astratti. La Botsman, in un TED di oltre 10 anni fa, diceva: la fiducia è la moneta della nuova economia. È, quindi, una questione, molto concreta, di business nell’era dell’intelligenza artificiale: nel futuro prossimo, il vero vantaggio competitivo non sarà usare l'intelligenza artificiale in modo più aggressivo o più esteso, ma chi riuscirà a dimostrare, con processi verificabili, che ciò che produce è affidabile. Chi investirà sulla fiducia vincerà. Chi la tratterà come un dettaglio, o peggio come un costo da comprimere, rischierà danni sproporzionati rispetto a qualsiasi risparmio ottenuto.

Il caso PwC lo racconta bene: un marchio che vale miliardi, costruito in decenni su reputazione e rigore, incrinato da quattro documenti mal controllati. Il danno reputazionale di un errore di fiducia non è mai proporzionale al tempo o al denaro risparmiato producendolo in fretta.

Comunicazione costruttiva, non comunicazione veloce

C'è un filo che lega direttamente questa storia al modo in cui, da tempo, proviamo a intendere il mestiere di comunicare e informare. Il giornalismo e la comunicazione costruttiva non nascono per addolcire le notizie o evitare i conflitti: nascono per rimettere al centro la verifica, il confronto delle fonti, la responsabilità di chi scrive prima ancora della velocità con cui pubblica. Un comunicatore costruttivo, per definizione, non si accontenta della prima versione dei fatti: la incrocia, la confronta, la mette alla prova.

Questo principio, nato per il giornalismo, oggi riguarda chiunque produca contenuti con l'aiuto dell'intelligenza artificiale: consulenti, uffici stampa, aziende, professionisti. La responsabilità non si delega allo strumento. Se un modello genera una citazione inventata, la responsabilità di averla pubblicata resta di chi l'ha firmata, non del modello che l'ha suggerita. È lo stesso principio che Carl Bergstrom e Jevin West spiegano nel loro libro Calling Bullshit: la matematica, i dati e ora l'intelligenza artificiale possono vestire con grande autorevolezza affermazioni che di solido non hanno nulla, e l'unico antidoto resta lo scetticismo metodico di chi controlla prima di firmare. Comunicare in modo costruttivo, oggi, significa anche questo: usare l'AI per essere più efficienti, senza smettere di essere quelli che, alla fine, si prendono la responsabilità di ciò che è scritto.

Che cosa significa investire sulla fiducia

La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie, diceva lo slogan del Carosello di un’industria casearia negli anni Settanta del secolo scorso. Come si fa a restare seri nell’era dell’intelligenza artificiale generativa? 

Non si tratta di rallentare l'adozione dell'intelligenza artificiale, né di rimpiangere un mondo che non tornerà. Si tratta di costruire, accanto alla capacità di produrre, una capacità altrettanto solida di verificare. In concreto significa alcune cose molto semplici da enunciare, meno semplici da fare sul serio.

Significa introdurre una doppia verifica umana su tutto ciò che viene generato con l'AI prima che diventi pubblico, soprattutto quando si tratta di dati, citazioni, fonti. Significa essere trasparenti su dove e come l'intelligenza artificiale è stata usata in un documento, invece di lasciarlo intendere solo quando qualcuno se ne accorge dall'esterno. Significa formare le persone non solo a usare questi strumenti, ma soprattutto a controllarne gli output, che è un mestiere diverso e altrettanto importante. E significa avere policy chiare, verificabili, non semplici dichiarazioni di intenti sull'"uso responsabile" dell'intelligenza artificiale, che tanto funzionano nelle slide e tanto poco pesano nella pratica quotidiana.

Quanto possiamo garantire su quello che produciamo?

Il caso PwC dovrebbe essere letto come un monito, non come un incidente verificatosi nel Middle East. Se può capitare a chi vende competenza sull'intelligenza artificiale a governi e multinazionali, con tutte le risorse e i controlli che si presume abbia, può capitare a qualsiasi azienda, testata o professionista che oggi si affida agli stessi strumenti senza aver ripensato i propri processi di controllo.

La domanda che ogni organizzazione dovrebbe porsi non è più quanto velocemente riesce a produrre grazie all'intelligenza artificiale, ma quanto è in grado di garantire di ciò che produce. Nella prossima fase della trasformazione digitale, la fiducia non sarà più qualcosa da comunicare con una buona campagna di reputazione. Sarà qualcosa da dimostrare, ogni giorno, con fatti verificabili. Ed è proprio lì, su questo terreno apparentemente meno spettacolare della corsa all'AI, che si giocherà la vera partita competitiva dei prossimi anni.

 

cambiamenti.it @ All Right Reserved 2025 - Sito realizzato da Flazio.com

Ultimi articoli pubblicati

Nell'era dell'AI la valuta più preziosa è la fiducia
Attimo Fuggente,

Nell'era dell'AI la valuta più preziosa è la fiducia

author

2026-08-17 09:33

Il caso di quattro report PWC deepfake involontari e la necessità dello "scetticismo metodico" per ottenere e mantenere la fiducia di chi legge

Video,

Libri 20.25 Presentazione del libro "Empatia artificiale" di Massimo Canducci

author

2025-09-16 09:12

Libri 20.25 Presentazione del libro "Empatia artificiale" di Massimo Canducci

Chiudiamo il 2025 con Ernesto Ciorra
Innovation Weekly,

Chiudiamo il 2025 con Ernesto Ciorra

author

2026-01-02 17:19

Come ormai da tradizione, ultima puntata dell’anno di#InnovationWeekly si fa in compagnia di un maestro dell’innovazione italiana, Ernesto Ciorra. Con

La leadership che serve per il cambiamento (e l’innovazione)

author

2025-11-01 19:13

Questo testo è stato pubblicato nel volume “La leadership che serve” della Fondazione Pensiero Solido che si può acquistare su AmazonIn ogni conversaz

Video,

Tecnologia Solidale 2024: il dialogo di Giovanni Iozzia con Enrico Nardelli

author

2025-09-16 09:13

Video,

AI e contenuti: la rivoluzione silenziosa che cambierà l'editoria per sempre

author

2025-09-16 09:12

L'insostenibile leggerezza del digitale: perché la tecnologia ha un problema di inquinamento
Forbes, Articoli,

L'insostenibile leggerezza del digitale: perché la tecnologia ha un problema di inquinamento

author

2025-09-16 09:11

Secondo il Global Carbon Project, se il web fosse una nazione, sarebbe la terza per consumo di energia elettrica e la quarta per inquinamento  Se foss

Connessioni pericolose: perché la neurotecnologia potrebbe minacciare privacy e libertà di pensiero
Forbes, Articoli,

Connessioni pericolose: perché la neurotecnologia potrebbe minacciare privacy e libertà di pensiero

author

2025-09-16 09:10

Nel 2023 l’industria delle neuroscienze è stata valutata circa 33 miliardi di dollari e si prevede che quest’anno supererà i 35 miliardi.   Zhao torna

Dalla digital transformation all’AI transformation: che cosa vuol dire fare innovazione aziendale nel 2025
Techcompany 360, Articoli,

Dalla digital transformation all’AI transformation: che cosa vuol dire fare innovazione aziendale nel 2025

author

2025-09-16 09:09

Il 2025 è l’anno in cui l’intelligenza artificiale è diventata il presente. Portarla in azienda non è solo una scelta tecnologica, ma una rivoluzione

Come l'intelligenza artificiale può stravolgere il mondo della musica
Forbes,

Come l'intelligenza artificiale può stravolgere il mondo della musica

author

2025-09-16 09:09

L'industria discografica italiana ha superato con successo l'avvento del digitale. Ma ora deve affrontare una nuova rivoluzione  “Laura Pausini canta

La battaglia di Mario, Draghi torna alla carica sull’innovazione necessaria: è crescita e potere
Techcompany 360, Articoli,

La battaglia di Mario, Draghi torna alla carica sull’innovazione necessaria: è crescita e potere

author

2025-09-16 09:08

Un anno dopo la presentazione alla Commissione Europea del Rapporto sulla competitività, davanti a una platea di Nobel Draghi insiste sulla necessità

Patrick Oungre (A2A): così usiamo l’intelligenza artificiale per innovazione e sostenibilità
Techcompany 360, Articoli,

Patrick Oungre (A2A): così usiamo l’intelligenza artificiale per innovazione e sostenibilità

author

2025-09-16 09:07

Una Factory AI interna, agenti per tutti i componenti del team, un comitato per la governance. Il Chief Innovation Officer Patrick Oungre racconta com

Maria Anghileri, Giovani Confindustria: “Investiamo di più sulle startup!” (lei lo fa già…)
EconomyUp,

Maria Anghileri, Giovani Confindustria: “Investiamo di più sulle startup!” (lei lo fa già…)

author

2025-07-28 10:14

Prima intervista su startup e innovazione della presidente dei Giovani di Confindustria.

Ricerca e impresa insieme a Parma per vincere la sfida del grafene: il polo CarbonHub raccontato dai protagonisti
EconomyUp,

Ricerca e impresa insieme a Parma per vincere la sfida del grafene: il polo CarbonHub raccontato dai protagoni

author

2025-07-28 10:13

Tutto comincia 30 anni fa. Ora l’idea di un centro dedicato al nuovo materiale è una realtà, grazie alla partnership ...

A cosa servono le startup innovative? Il valore delle imprese che creano lavoro e innovazione
EconomyUp,

A cosa servono le startup innovative? Il valore delle imprese che creano lavoro e innovazione

author

2025-07-28 10:11

Le startup, con l’innovazione che portano nel sistema economico, sono fattori di crescita e competitività ...

La febbre dell'intelligenza artificiale regala le luci della ribalta a Jensen Huang, il miliardario fondatore di Nvidia
Forbes,

La febbre dell'intelligenza artificiale regala le luci della ribalta a Jensen Huang, il miliardario fondatore

author

2025-07-28 09:48

Grazie al boom dell'intelligenza artificiale, a maggio la sua azienda ha superato i 1.000 miliardi di dollari di valutazione.

Inventare medicine o materiali in tempi brevi: l'avanzata del quantum computing
Forbes,

Inventare medicine o materiali in tempi brevi: l'avanzata del quantum computing

author

2025-07-28 09:47

Da Fidelity a Goldman Sachs, fino ad Amazon, sono sempre di più le aziende che stanno investendo ...

L'highlander dello streaming: perché Netflix è ancora la piattaforma numero uno
Forbes,

L'highlander dello streaming: perché Netflix è ancora la piattaforma numero uno

author

2025-07-28 09:45

L’industria dei contenuti on demand è in calo: il pubblico spende meno, la competizione diventa più dura.

Come trovare le persone giuste per crescere? La soluzione di MatchGuru per le tech company
Techcompany 360,

Come trovare le persone giuste per crescere? La soluzione di MatchGuru per le tech company

author

2025-07-28 09:42

Automazione, intelligenza artificiale e tocco umano: è la ricetta di MatchGuru. Il CEO Marco Laino racconta come ...

Il ruolo crescente delle Telco nel mercato ICT, una svolta per la digitalizzazione delle imprese
Techcompany 360,

Il ruolo crescente delle Telco nel mercato ICT, una svolta per la digitalizzazione delle imprese

author

2025-07-28 09:41

Da Telco a TechCo: gli operatori di telecomunicazioni, dopo anni di crisi, crescono nei servizi per le imprese ...
b71c14f2-e796-4adf-aacb-5459a717a4ca

Innovation Weekly

Tutto inizia da una telefonata con Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge e professore di Entrepreneurship. Perché non condividere con chi lo desidera le nostre conversazioni sui fatti, le tendenze, i personaggi della scena dell’innovazione? Nasce così il podcast “InnovationWeekly, startup, innovazione, futuro”.

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder